Emiliano Vitelli
Universi Paralleli
Soundtrack overture
Esistono momenti (secondi, giorni, anni) in cui si percepisce una sensazione strana. Una sensazione interiore ed intima di vuoto: qualcosa che non funziona nella propria esistenza.
Senti la necessità di ascoltare un suono che sia in sintonia con il tuo stato d’animo, una musica martellante, forse un rumore. Quella vibrazione che riesce a raccontare i tuoi incubi e che riesce a disegnare i tuoi pensieri più intimi.
I nervi sono tesi e così anche l’animo. Apri gli occhi ed inizi la giornata con quella tensione che per un istante percepisti un millisecondo prima che cominciasse il nuovo millennio.
Un inizio, una fine:
“...
Sento il telefono suonare. Devo rispondere?
È una faccenda seria, come un cancro terminale
E sta giungendo la fase finale
Comincia a crescere ed io comincio a fantasticare
...”
Ispettore Paloma, un finale
“Non lo so, non lo so, non so niente!”.
Era stato sempre un elemento a suo favore, pensava.
D’altra parte il crescente nervosismo dell’emerito Prof. Cherokee Abdullah Silkh non dipendeva solamente dalla situazione in cui si era cacciato. Oltre la sua arguzia (ah! come le piaceva definirsi arguta ed usare quel termine mentre parlava), inevitabilmente la sua carta vincente era stata sempre il suo aspetto fisico. Carmen Paloma era definita da tutti una donnuccia flaccida, fisicamente irritante e decisamente sovrappeso, ma portava con sé uno sguardo, quello sguardo!, inquisitore, pungente e camaleontico. Uno sguardo che, semplicemente, insinuava. Gli uomini non potevano resisterle quando decideva di farsene uno ed i criminali entravano in un tunnel di nervosismo nevrotico che li poneva in inevitabile soggezione.
Forse il mondo l’avrebbe trattata da donna insignificante se non fosse stato per quello sguardo che insinuava: offensivo ed imbarazzante.
“Non lo so, non lo so, non so niente!”.
L’ispettore Paloma, sentendo per la decima volta la frase urlata in tono di sfida, si mosse verso la fonte di quel rumore.
Evitava sempre di chiamare, nominare, scrivere (salvo che negli atti ufficiali che doveva compilare al Dipartimento di Polizia) o anche accusare una persona per nome e cognome: per lei era “il soggetto”. Riteneva che comportandosi in tal modo distruggeva qualsiasi filo di contatto, per quanto flebile fosse, che per pura casualità potesse sorgere tra lei ed il perseguito. Oltretutto, non poteva nascondere a se stessa che di fatto adorava utilizzare nei suoi discorsi una terminologia astratta e asessuata, cosa che la riusciva a far sentire superiore anche a Dio, anzi al “Soggetto che starebbe lì su”.
Aspetto fisico, sguardo ed uso dei termini astratti: una combinazione devastante. Imbarazzante per chi ne era oggetto... per la vittima. “Meglio della macchina della verità!! anzi no, meglio della tortura!!”, sghignazzava sempre tra sé, soprattutto quando era a lavoro.
“Agente, arresti il soggetto prevenuto e lo traduca in carcere. Arguto!!!”, ordinò.
“...e butti via argutamente la chiave”, mormorò, sicura, nella sua testa.
PROCURA DELLA REPUBBLICA
RAPPORTO DELL’ISPETTORE C. PALOMA
AL PUBBLICO MINISTERO PROCEDENTE
Criminale: Prof. Cherokee Abdullah Silkh
Giudizio: colpevole
Prove: 1) Avvocato Stanislao Kesser Da Silva trovato morto;
2) Atteggiamento nervoso e non conciliante del fermato.
Provvedimento
Arresto e traduzione presso la più vicina casa circondariale dello Stato; sentenza di colpevolezza; processo per direttissima da celebrarsi quando possibile; condanna da determinarsi in quella sede a cura del Pubblico Ministero procedente.
ISPETTORE
Carmen Paloma
Nobel
“Ormai la mia scelta l’ho fatta”.
Non poteva fare a meno di sorridere a quell’affermazione. Come poteva, lui, considerare che fosse realmente possibile pronunciare una frase di quella portata?
Da giovane, anzi da giovanissimo, gli avevano dato il Nobel per la fisica. Il giorno della premiazione era stato introdotto ai presenti come il “Profeta della nuova fisica”.
Ancora ventitreenne, sulla base di precisi calcoli e percorsi logici inequivoci, aveva trovato la conferma scientificamente provata dell’esistenza di universi paralleli. Ora, la teoria, elaborata da Hugh Everett III e successivamente ripresa e ampliata da Bryce De Witt, non era più un’audace costruzione del mondo quantico.
Tuttavia il nobel gli era stato consegnato anche per un altro motivo. Con la sua teoria veniva destrutturato definitivamente il principio di causa-effetto. Questo poteva essere ristretto all’attività di accadimenti concreti riferentisi ai mondi newtoniani; tale principio però saltava completamente nel momento in cui si affrontava la natura sul piano subatomico e su quello universale cosmologico.
Le fluttuazioni quantiche, confermavano i suoi studi, si pongono come un rumore di fondo che disturba il lavoro del nostro cervello. Le azioni dei neuroni a livello celebrale non sono determinate né da noi stessi né da qualcos’altro, esse semplicemente non sono determinate: non c’è causa-effetto, ma solo casualità.
Il principio di indeterminazione di Heisenberg, escludendo la possibilità di calcolare contemporaneamente posizione e velocità di una particella, ha come conseguenza che il neurone, allo stato naturale, non ha oggettivamente né posizione né velocità. Esso può mettersi in moto o no: quello che la mente fa è cercare di determinare un evento (il moto) e non un altro (il non moto).
Non esiste allora nessuna scelta. L’evento si verifica se noi lo osserviamo e ciò in quanto noi diveniamo parte dell’universo a cui appartiene quella casualità. Quell’istante è quello in cui si formano le infinite casualità e quindi gli infiniti universi.
Grazie per il Nobel!!!
“Ha ancora senso parlare di scelte che determinano la propria vita? La vita di chi?”
Non c’è presente, né passato e né futuro, essi esistono in un tutto inseparabile.
Disperazione
“Sto malissimo!!!”
Non poteva urlare... non ne aveva la forza; non poteva muoversi... non ne aveva la forza; non poteva ragionare e razionalizzare... non ne aveva la forza.
Avrebbe voluto fermare il suo cervello, quel maledetto coso non la smetteva di bombardarlo di stimoli elettrici. In questi momenti si sentiva una cavia in balia della sua stessa mente che andava completamente alla deriva... almeno avesse potuto sapere quale...
Quel nero... quello spaventoso nero cresceva.
“BASTARDA!!!”
Arrivava senza avvertire, rimaneva quanto voleva e poi da un momento all’altro spariva, senza lasciare traccia e, per fortuna, fino ad oggi, senza fare vittime.
“Bastarda!! almeno avvertimi quando decidi di colpire!!”
Era anche questo che lo mandava ai matti: non potersi preparare, non potersi organizzare per tempo. Avrebbe potuto non fissare appuntamenti con i clienti, cancellare quelli già presi; poteva non andare in tribunale e farsi sostituire. Ma così, di punto in bianco, si sentiva incatenato. Dalla realtà esterna che lo costringeva ad agire, a prendere delle decisioni, a fare delle scelte; dal suo intimo che gli impediva il controllo del più insignificante neurone, quasi si attivassero senza una causa.
Certo che la sua fama di imbattibile e spietato avvocato lo metteva non poco in imbarazzo quando, solo, si guardava allo specchio e vedeva il nulla. Il vuoto.
Era imbarazzante soprattutto ora che difendeva due fra le personalità più odiate al mondo, i due potenti che per decenni avevano governato a suon di guerre preventive.
Lui, l’avvocato Stanislao Kesser Da Silva, anche questa volta era stato troppo bravo. Ormai era sicuro, come lo erano tutti, che i giudici del Tribunale Penale Internazionale gli avrebbero dato ragione e avrebbero mandato assolti i suoi assistiti.
Ma ora era stanco, vuoto e solo.
Ore 11:38 PM.
Lo studio è vuoto.
L’avvocato Stanislao Kesser Da Silva esce chiudendosi la porta alle spalle. Guarda con difficoltà le scale che dovrà scendere.
“Perché mi deve far fatica anche il solo pensare di arrivare a quelle scale!?”, si chiese.
“Perché mi deve far fatica anche il solo pensare di arrivare a quelle scale!?”, si chiese.
Occhi rossi, lacrime.
Buio e silenzio.
Un passo, un altro passo.
Nero, passi, silenzio, silenzio, silenzio...
Scelte
Per Cherokee Abdullah Silkh la ricerca scientifica aveva una sua ragion d’essere solo se i suoi obiettivi venivano costantemente relazionati alla realtà politica e sociale: non aveva senso pensare universi paralleli senza pensare simultaneamente a realtà politiche e sociali parallele.
Tracciare queste relazioni biunivoche era divenuta ben presto una necessità e pertanto un giorno decise che, come portava avanti i suoi studi per rivoluzionare il mondo scientifico, così doveva agire per rivoluzionare il mondo sociale. Una scelta che lo aveva avvicinato agli ambienti eversivi (o di lotta rivoluzionaria, dipende dai punti di vista), fino a divenire un dirigente d’azione della Comunità Dormiente.
In ogni caso, pensava, a qualunque universo lui, o meglio il suo Io-osservatore, appartenesse, doveva tener fede agli accordi presi con la Comunità.
Quel lurido infame doveva scomparire da questa terra e doveva essere la mano di Cherokee Abdullah Silkh a portare a termine l’operazione: qualunque cosa fosse successa, qualsiasi ispettore di polizia lo avesse ricercato, chiunque non si fosse fermato davanti alla fama di cui godeva l’emerito Prof. Cherokee Abdullah Silkh.
“Se quegli imbecilli conservatori che mi hanno dato il Nobel sapessero che sono un dirigente d’azione, un sicario della Comunità chissà come ci rimarrebbero. Come spiegargli che mi sono stancato da tempo di fare solo ricerca scientifica; che mi sono chiesto quale aiuto ho dato agli esclusi con la mia teoria ed i miei studi”.
La scelta ormai era stata fatta. L’universo in cui viveva, aveva deciso, era l’unico vivibile, l’unico osservabile.
“La Scelta”, una volta osservata, aveva istantaneamente cancellato ogni ansia ed ogni incubo.
Era lì nel buio in attesa che qualcosa si muovesse, che l’obiettivo, il bastardo, uscisse dalla porta del suo fottuto studio. Sapeva che aveva di fronte un uomo senza scrupoli, freddo, vigile e senza esitazioni. Lui invece era stato sempre un emotivo, solo “La Scelta” lo aveva trasformato. La imponente consapevolezza di quell’atto di autodeterminazione era stata come una rinascita, sapeva che la realtà è caso, che il mondo è tale in quanto in tal modo viene osservato. Si era convinto che quello in cui viveva era l’unico mondo possibile. Niente universi paralleli, niente salti spazio temporali, niente singolarità casuali da attraversare.
Le infinite combinazioni di ogni singolo universo consideravano sempre un elevato numero di persone sfruttate e allora inutile pensare al resto: combattiamo ora e subito!
Cigolii.
Buio e silenzio.
Un passo, un altro passo.
Nero.
Passi, silenzio, silenzio, silenzio...
Ispettore Paloma, un altro finale
“Non lo so, non lo so, non so niente!”.
Era stato sempre un elemento a suo favore, pensava. D’altra parte il crescente nervosismo dell’emerito Prof. Cherokee Abdullah Silkh non dipendeva solamente dalla situazione in cui si era cacciato. Oltre alla sua arguzia (ah! come le piaceva definirsi arguta ed usare quel termine mentre parlava), inevitabilmente la sua carta vincente era stata sempre il suo aspetto fisico.
Carmen Paloma era definita da tutti una donnuccia flaccida, fisicamente irritante e decisamente sovrappeso, ma portava con sé uno sguardo, quello sguardo!, inquisitore, pungente e camaleontico. Uno sguardo che, semplicemente, insinuava. Gli uomini non potevano resisterle quando decideva di farsene uno ed i criminali entravano in un tunnel di nervosismo nevrotico che li poneva in inevitabile soggezione.
Forse il mondo l’avrebbe trattata da donna insignificante se non fosse stato per quello sguardo che insinuava: offensivo ed imbarazzante.
“Non lo so, non lo so, non so niente!”.
L’ispettore Paloma, sentendo per la decima volta la frase urlata in tono di sfida, si mosse verso la fonte di quel rumore.
Evitava sempre di chiamare, nominare, scrivere (salvo che negli atti ufficiali che doveva compilare al Dipartimento di Polizia) o anche accusare una persona per nome e cognome: per lei era “il soggetto”.
Riteneva che comportandosi in tal modo distruggeva qualsiasi filo di contatto, per quanto flebile fosse, che per pura casualità potesse sorgere tra lei ed il perseguito. Oltretutto, non poteva nascondere a se stessa che di fatto adorava utilizzare nei suoi discorsi una terminologia astratta e asessuata, cosa che la riusciva a far sentire superiore anche a Dio, anzi al “Soggetto che starebbe lì su”.
Aspetto fisico, sguardo ed uso dei termini astratti: una combinazione devastante. Imbarazzante per chi ne era oggetto... per la vittima. “Meglio della macchina della verità!! anzi no, meglio della tortura!!”, sghignazzava sempre tra sé, soprattutto quando era a lavoro.
Ore 5:27 a.m..
Questa volta però era in difficoltà.
È vero, il soggetto-avvocato era sparito da ore. L’ultimo soggetto che lo aveva visto era stato il collaboratore che se ne era tornato a casa verso le 10:00 PM e lo aveva lasciato solo a studio. Diceva che spesso l’avvocato rimaneva a meditare per un po’ da solo, ma quella notte si era persa ogni traccia.
È vero, avevano fermato un soggetto a 100 metri dallo studio, che era stato identificato come quella specie di genio un po’ indiano, un po’ arabo ed un po’ nativo americano che veniva chiamato Profeta della nuova fisica!
“Agente, lo lasci andare… ne ho abbastanza di sentire argutamente quella voce così sgradevole!”.
Soundtrack chiusura
Sai che non esiste un rimedio, devi resistere.
Il mondo dei tuoi pensieri è colorato di blu e nero. Questa sensazione non è tristezza, è la tensione che senti per l’impotenza e l’impossibilità di controllare il tuo destino, di scegliere la tua esistenza.
Desideri cercare un senso, però per trovarlo non basta avere un obiettivo perché è necessario conoscere la strada per raggiungerlo e devi avere la forza per percorrerlo quel sentiero.
Il tempo trascorre, continui a cercare una musica che sia in sintonia con il tuo stato d’animo. I tuoi pensieri sono ancora blu e neri. Incontri personaggi che non puoi evitare, che devi affrontare. Vorresti fuggire anche se tu sai che la polizia karmica non ti può prendere, perché desidera solo metterti paura... e tu hai paura:
“...
Questo è quello che otterrai
quando avrai a che fare con noi.
Per un minuto mi perdo in me stesso.
...”
Sei a casa, sei sotto le coperte e finalmente puoi chiudere gli occhi.
Varchi la soglia della tua mente, un altro mondo, un altro universo. I pensieri corrono, i suoni si accavallano, suoni come pennelli: rosso, verde, bianco, azzurro, viola, marrone... Di più, di più, ce ne sono sempre di più.
Calma, tranquillizzati. Ora riposa, perché non sai in quale universo ti sveglierai domani.