Foolkiller

La leggenda del santo degli assassini

 

“...purtroppo simpaticamente

 l’occasione di morire non capita sempre...” (Cèline)

 

Un giorno all’Inferno, mentre il Diavolo e L’Angelo della Morte si giocavano a carte le ultime anime dei dannati, un cowboy arrivò sul lago dello Stige.

Era talmente incazzato che l’odio che provava gelò le caldaie e spense i fuochi dei forni, mentre con la sua giumenta morta cavalcava in silenzio verso le valli dell’eterno dolore.

Sulla Terra erano i tempi del selvaggio west, i tempi di Pat Garret e Billy the Kid, i tempi di Alamo, di Davy Crockett.

Come in Alien... stava nascendo una nazione.

L’Angelo Della Morte era stanco di tutto quel lavoro e propose al cowboy di prendere il suo posto, ed egli accettò.

Gli passò la spada, suo simbolo e potere, e da essa il Diavolo forgiò due pistole.

Con la prima uccise il Diavolo, con la seconda la Morte.

 

“Dio ha creato gli uomini diversi...la Colt li ha resi uguali”

 

Sarajevo - Maggio 1991

Il cecchino si passò una mano sulla fronte per togliersi il sudore che gli colava sul viso, poi chiuse l’occhio sinistro e inquadrò nel mirino del Druganov una donna che circospetta attraversava la strada tenendo per mano un bambino.

Sparò il primo colpo che staccò di netto la testa del bimbo, poi, richiamando al cuore tutta la pietà che la morfina gli permetteva, ricaricò il fucile e tirò di nuovo sulla testa della donna.

Fu in quel momento esatto che il mondo si stranì.

 Il tempo cominciò a rallentare, sempre di più, fino quasi a fermarsi del tutto.

Come nei film di John Woo... quando la telecamera segue la pallottola in volo e tutto il resto intorno si muove al rallentatore, sentì una nausea montargli dal basso ventre e la sensazione di stranimento farsi insostenibile.

“Bella doppietta!”, si sentì dire.

Il killer si girò di scatto con il cuore in gola, brandendo tra le mani tremolanti il fucile scarico. Strisciò contro il muro come a cercare istintivamente un riparo, ma poi qualcosa nel suo cervello scattò e si fermò basito a guardare davanti a sé.

Era impazzito. Tutta quella roba che gli davano per continuare a sparare... tutta quella merda che gli ufficiali continuavano a ficcargli dentro, “per aiutarlo a superare gli orrori del mestiere”, dicevano... sapeva sarebbe successo prima o poi... il conto arriva sempre, stanne certo. Tutta colpa di quella guerra di merda, come sempre. Se non era per quella guerra schifosa, ora lui sarebbe stato al pub, con gli amici della banda a bere birra e a pensare magari a come sfondare quei bastardi della Dinamo Zagabria la domenica successiva. Ora invece...

Si trovava davanti un cowboy di oltre due metri, con il cappello a tesa larga e un cinturone con due Colt Walker in fondina. Dalla faccia sembrava lo zombi di Tony Soprano.

Decisamente l’allucinazione più brutta che avesse mai avuto.

Lui era lì, immobile, senza sapere il da farsi e ben cosciente che in guerra è così che si muore. Ma il tempo non scorre. E questo almeno lo rincuora...

“Ciao Nick”, dice l’allucinazione.

Ora Nick sa, per sua esperienza personale, che quando le allucinazioni da droga ti parlano, ti parlano al cervello mica alle orecchie, ragion per cui ulteriormente allarmato da quelle parole disse la fatidica frase: “Ma chi cazzo sei??”.

“Beh, difficile da dire in due parole, Nick. Diciamo che sono una specie di mito... Tu credi in Dio, Nick?”

“In Dio? In Dio..., Dio?”

“Mettila come vuoi... Dio, Buddha, Allah... in una entità superiore che gestisce l’universo”.

“Ah!...”, fece Nick sollevato, “Certo che ci credo.”

“Buon per te. Perché, vedi, Dio manda me quando la concentrazione di anime spedite all’altro mondo comincia a superare un certo livello. Io ristabilisco il giusto ritmo del traffico. Così evitiamo ingorghi, lunghe code per il giudizio finale,  interminabili trafile burocratiche per gli alloggi, ed altre rotture del genere.

Arrivo io e sistemo le cose. Tu mi hai particolarmente interessato perché sei un assassino vecchia maniera. Preciso e implacabile, senza inutili sadismi. Ormai è difficile trovarne di così... così puri”.

“Grazie”, disse Nick poco convinto.

“Ho visto molte guerre, e questa vostra non è per niente male, lasciamelo dire... ma, ti sembrerà strano, di assassini con le palle in guerra se ne trovano pochi, il grosso è messo lì per far massa. Specie ultimamente, poi... Con le guerre che girano”.

Nick si muoveva sempre più a disagio tra i cumuli di macerie, cercando come una posizione dove il suono di quelle parole non potesse arrivare. Lo sguardo in basso per evitare quegli occhi di ghiaccio che gli mettevano paura. Fu così che notò una mano spuntare da sotto i sassi di un muro crollato. Una mano con un anello come il suo...

L’anello che metteva alle partite della Stella Rossa quando ci stava la rissa. L’anello con il teschio bianco e rosso. Anzi, quella era una mano con il suo anello...

Anzi, quella era proprio la sua mano!

“E già, sei morto...”, disse il cowboy, “...una bomba mentre tiravi il secondo colpo, non l’hai nemmeno sentita arrivare”.

Nick ad un tratto sapeva che era vero. Anche se quello era quanto di più lontano da come si era mai immaginato la sua morte, sapeva che era tutto vero.

Non c’era Teleute allora, nessuna darketta popputa e nessuna partita a scacchi. Solo un cazzo di cowboy puzzolente per lui. La solita sfiga. Rimpianse di non esser nato vichingo... se invece di schiatta’ da agnostico in fissa col Mucchio Selvaggio, schiattava in fissa coi fumetti di Thor, a quest’ora c’aveva le Valchirie, pensò, mica cazzi. Ognuno vedeva le cose a modo suo... che stronzata... odiava questo neorelativismo.

 

“È uno sporco mestiere, ma qualcuno deve pur farlo”

 

“Ti andrebbe di lavorare per me?”, chiese il cowboy mentre si allontanavano verso il tramonto.

“In nero s’intende, io resterei il titolare e tu ti fai il giro dei posti dove c’è guerra, aspetti che muore il “figlio di puttana” e lo porti dritto-dritto a bruciare le palle all’inferno. Che ne dici?”

Fu così che Nickolai Kulkajievic divenne collaboratore della Morte a tempo indeterminato con una qualifica di ultimo livello per varcare le Terre Di Mezzo, quella degli infanti senza battezzo, degli ignavi e di quelli che non credevano proprio a un cazzo e che non si erano arresi nemmeno di fronte all’evidenza di dove si trovavano ora e che continuavano tutto il tempo ad escogitare strambe teorie cospiratorie che giustificassero il tutto.

E fu così anche che prese piede la leggenda del Santo degli Assassini, che si dice appaia quando crepa un bastardo importante.

Partita come storiella da bar tra i tagliagole di Srebrenika, trasformata in racconto, attualizzata in romanzo, visualizzata al cinema e consacrata in teatro, diventò in breve tempo talmente popolare che, si dice, quando anni dopo schiattò il vecchio D.D. Rumsfeld, fu grande il disappunto alla Casa Bianca nel veder apparire, invece di John Wayne in Ombre Rosse, un hooligan serbo con anfibi, mimetica e canottiera dei Pogues. Ma questa, come si dice... è un altra storia.