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Cena fra amiche
Ci sono persone nate per non stare mai ferme, dotate di ineguagliabile talento organizzativo e di un’invidiabile disinvoltura. La mia amica Francesca è così: sempre in movimento, sempre “adesso devo scappare, poi ti chiamo” e poi non chiama, sempre disponibile, in linea teorica, a rivedersi e a fare una bella cena fra amiche in onore dei tempi andati. La linea teorica, dopo qualche settimana, comincia a concretizzarsi in un progetto: Francesca, “anche se è un periodo molto pieno una serata dobbiamo assolutamente trovarla”, ti telefona sul cellulare, mentre tu stai davanti al computer senza alcuna ispirazione per la tua tesi, ti chiede se “sei libera venerdì o sabato” e, prima che te ne accorgi, estorce subdolamente il tuo consenso per una riunione del mitico trio delle superiori. Chiudi il telefono che sei ancora con la testa dentro le pieghe del capitolo che stai scrivendo, e ti accorgi di quanto è successo solo quando, mezz’ora dopo, cominci a ricostruire i pezzi. Francesca “ti farà sapere”: si è parlato di una pizza o di un cinese, una cosa tanto per, “l’importante è rivedersi, no?”. Ti fa davvero piacere? Non lo sai con esattezza, spesso ti dici che se fossi stata un po’ meno pigra e molto meno intransigente il mitico trio delle superiori non si sarebbe disperso a un anno dal diploma per poi continuare, stancamente e a sprazzi, a ritrovarsi per eventi isolati; però poi ti ricordi che Francesca per un bel po’ è sparita dalla circolazione, e non è stato certo l’Erasmus il fattore decisivo; poi ti ricordi che anche Paola, per un po’, non si è fatta viva, se non l’avessi rivista a quel corso universitario tre anni fa probabilmente tutto sarebbe finito lì. D’altra parte, inutile negarlo, hai sempre preferito Francesca, più solare e alla mano, anche se superficiale e poco affidabile; Paola, con i suoi modi zuccherini e la postura artificiale da “amica del cuore”, con i suoi problemi inutili e i suoi dilemmi senza soluzione, ti ha dato spesso sui nervi. Che Francesca si sia allontanata, facendo nuove amicizie, trovando una sua dimensione, godendosi la vita, non ti ha scocciato più di tanto; che Paola sia rimasta, eleggendoti a confidente suprema, pretendendo di sapere tutto di te, sparlandoti “di quella stronza di Francesca, che a momenti ci faceva perdere la nostra amicizia”, salvo poi essere lei a ricontattarla e a sbandierare ai quattro venti la loro rinnovata frequentazione, dalla quale ha cercato senza troppo tatto di escluderti, questo sì che ti crea fastidio.
Ma tant’è: alla fine la cena si fa a casa di Paola, che in questi giorni sta da sola. Ti vesti e ti trucchi senza troppa convinzione – cena fra donne a casa, niente di che – hai uno slancio di carineria per cui saresti pure disposta ad uscire per comprare una bottiglia di vino, ma poi ti ricordi che le tue mitiche amiche sono astemie e noiosette. Dei pasticcini andranno comunque bene.
Quando arrivi è Francesca, perfetta padrona di casa anche quando la casa non è la sua, ad aprirti; bacetti a lei, bacetti a Paola che gira come una trottola impazzita per la cucina, via con le chiacchiere. Francesca con le sue storie impossibili, i suoi “vorrei ma non posso”, il suo modo sempre gioioso e vitale di raccontare anche le sfighe peggiori; Paola e la sua storia in corso che, come tutte le storie in corso, non la soddisfa mai, i “corteggiatori” che, grazie alle sue moine spesso molto insistenti, ci sono sempre, i suoi reiterati “non so che fare”. E tu, che stai lì ad ascoltare perché non hai molto da dire, perché tutto quello che potresti dire è un semplice “tra me e Andrea va tutto bene”, perché a dire che si sta bene basta una frase, perché di raccontare a queste due quasi sconosciute che prima, con il tuo ex, non era affatto così proprio non te la senti. Hai la sensazione di dover soppesare quello che dici, di dover stare attenta, di non sentirti a tuo agio: con le mitiche amiche del liceo non era così. Spizzicati i mille assaggini sfiziosi preparati da Paola, non sfigurerebbero su una rivista di cucina, ma lei protesta in continuazione che non ha fatto niente di speciale, che si è arrangiata.
La serata corre via, tra mille “che fine ha fatto…?” e qualche rapida incursione in discorsi più seri. La politica, siete tutte e tre di sinistra, anche se con sfumature diverse: Francesca è molto attiva ma parzialmente scontenta di quello che succede “nel partito”, sa che tu “il partito” non lo voti e ha sempre avuto il tatto di non cercare di convincerti a farlo, e alla fine su molte cose siete comunque d’accordo; Paola ascolta, ogni tanto commenta, ma fa il muso perché la politica non è il suo argomento. Il lavoro, i progetti per il futuro: Francesca ha le idee chiare, concorsi, stage e quant’altro, Paola ne parla come di un miraggio lontano, tu hai già iniziato a far qualcosa ma preferisci non chiederti cosa c’è dietro l’angolo, parli con entusiasmo e un po’ ti accorgi che vuoi darti importanza ai loro occhi…
Sono passati due anni da quella sera, hai meditato più volte di recuperare la tua amicizia con Francesca e di mettere fine a quella con Paola; se la prima impresa non l’hai mai tentata seriamente, nella seconda hai praticamente avuto successo… ma oggi aspetti un messaggio da Francesca per sapere se domani sera ci sarà un’altra riunione del mitico trio delle superiori, stavolta con fidanzati al seguito.