Massimiliano Lanzidei
Uno strano miscuglio di poesia e violenza #1
Torna a casa stanco il ragionier Balleri, dodici ore di lavoro dietro le spalle, solo mezz’ora di pausa per trangugiare due tramezzini e una lattina di coca prima di rimettersi davanti al computer e inventarsi i draghi per chiudere il bilancio della ditta.
Torna a casa stanco, stanco e incazzato, perché alla fine la smorfia sulla faccia del boss, il dottor Cannavacciolo, non gli era proprio andata giù: quella faccia diceva: bè tutto ‘sto casino, ‘sto darsi da fare… lo straordinario, per quattro numeri messi in croce: vabbè comunque ci vediamo lunedì e ne discutiamo a mente fresca: mente fresca, proprio così aveva detto.
Torna a casa e la trova vuota: un biglietto della moglie sul tavolo della cucina: ho cambiato il turno, faccio la notte, domani mattina non svegliarmi, vacci da solo a pranzo dai tuoi.
E’ tornato a casa e poteva farne a meno: fermarsi in un bar, una pizzeria, un pub: prendersi un gelato o andare al cinema: c’erano un sacco di bei film, ma è anche vero che il venerdì sera le sale sono sempre troppo affollate…
Gira un po’ a vuoto per le stanze: sale in camera da letto, si toglie la giacca e la cravatta, si sfila le scarpe; la moglie ha lasciato gli slip ai piedi del letto: li annusa mentre li getta nel cesto della biancheria sporca. Riscende in salone e accende lo stereo: a basso volume, per carità, ché i vicini dovessero reclamare: la televisione a novanta decibel va bene, ma un po’ di James Brown alle nove di sera fa strano.
Apre il frigo e ne guarda l’interno: c’è tutto ma non vede niente: che lo guardi negli occhi e dica Mangiami! con voce suadente: pensa alla moglie: allunga una mano, tira fuori una confezione di prosciutto crudo e una birra, dalla credenza prende il pane e si siede a mangiare.
Alla fine la tivù l’accende e spegne lo stereo: guarda il tigì inguardabile, i comici che non fanno ridere e le ragazze nude che non fanno arrapare: lo salva in extremis il campionato spagnolo.
Quando si addormenta l’arbitro deve ancora fischiare la fine del primo tempo: quando si risveglia ha appena fischiato quella della partita: ottimo spettacolo delle due squadre, commentatori soddisfatti e finalmente a dormire in un letto: mezzo vuoto, ma morbido, accogliente e familiare.
La mattina si sveglia ed è ancora incazzato: la notte passata a rigirarsi e a pensare: al lavoro sbagliato e al tempo che passa: il sonno è arrivato solo prima dell’alba: la luce lo sveglia dopo neanche due ore.
E’ mattina, si alza, la moglie dorme beata, prepara un caffè e lo beve amaro: si guarda intorno, si siede e inizia a scrivere un blues:
Go west
Go down west
Nobody knows what you goddamn’ want
hell of a starfuckin’ day
Go west
and be free
at last.
Non sense
of course.
Scrivi
maledetto scrivi
bastardo figliodiputtana
scrivi
se ne hai il coraggio
butta fuori quel cazzo di veleno che hai dentro
scrivi
e mandali tutti affanculo
bastardo tu
e loro
che stupidi sogghignano alle tue spalle.
e poi prova pietà
getta uno sguardo consolatorio
sui mali che ti affliggono
la tristezza che infesta te
e le persone che ti circondano
a cui vuoi bene
e che nonostante tutto
ne vogliono a te.
e alla fine
l’unica scappatoia
ridi
a crepapelle o
con singhiozzi sussultanti
a denti stretti
in uno sbuffo di saliva
sguaiato
e con le lacrime agli occhi
guarda dall’alto
tutto 'st’affannarsi
e imprecare e guadagnare
e spendere e guardarsi
intorno circospetti…
esce. chiude la porta dietro di sé e chiama l’ascensore, ha fatto la doccia, si è rasato, vestito con jeans, maglietta, felpa e scarpe sportive. prima di uscire ha preso la pistola della moglie dalla tasca del giubbotto appoggiato sopra alla divisa.
arriva l’ascensore, scende al piano interrato. apre il garage e sale in macchina. mette in moto. esce dal cancello del condominio. accende lo stereo mentre guida verso il centro della città. c’è il sole. inforca gli occhiali scuri. continua a guidare.
semafori lungo la strada. rosso. rosso. verde. poi rotatoria prima di entrare in centro. rallenta e cerca un posto per la macchina. entra in un parcheggio custodito da una cooperativa di disabili. lascia una manciata di centesimi al ragazzo che gli si fa incontro con il blocchetto delle ricevute. continua a sorridere. indossa ancora gli occhiali scuri. la pistola è infilata nella cintura. sotto la felpa.
a passi veloci lungo il corso. entra nel mega-store di abbigliamento. bianco abbacinante. si pianta a gambe larghe nell’androne davanti alle casse. estrae la pistola da sotto la maglia. la punta verso la cassiera più vicina. lo guarda sorpresa. le sorride e tira il grilletto. la ragazza viene sbalzata contro la parete già imbrattata del suo sangue. scivola in terra dietro al bancone. continua ad avanzare all’interno del negozio. la maggior parte dei clienti è impietrita per il boato dello sparo. ne colpisce altri due. uno finisce tra i maglioni da uomo, l’altra travolge un attaccapanni pieno di gonne. iniziano a urlare. tutti. spara senza prendere la mira, nel mucchio. uno dei commessi rotola a terra tenendosi una gamba. gli si avvicina per guardarlo negli occhi. ha uno sguardo terrorizzato. si gira verso l’entrata e scarica la pistola contro le vetrine e a casaccio verso la strada. butta la pistola scarica per terra. esce. si siede, gambe incrociate, sul marciapiede in marmo bianco e ricomincia a respirare. lentamente. e aspetta.
bè, niente male alla fine…
Rilegge quello che ha scritto: proprio niente male: non sarà un capolavoro di originalità però c’ha un bel ritmo, un bel suono. Per quel nuovo sito, come si chiama?,”anonimascrittori” forse, potrebbe andare bene… e comunque ‘sto fatto della scrittura è terapeutico, rilassante.
Il ragionier Balleri si affaccia alla finestra: è una bella giornata, chiama la madre:”no, non veniamo a pranzo, sì, poi ci sentiamo.”
Sale in camera e si risdraia sul letto, la moglie continua a dormire.