Baron

Pronto, casa Laden ?

 

Ormai nei sogni non mi insegue più nessuno.
Da bambino c’erano sempre morti viventi, vampiri e creature deformi che cercavano di prendermi, poi con gli anni sono arrivati dei tipi loschi e armati, sempre a corrermi dietro, e questi erano molto più pericolosi dei mostri e degli zombie. A volte inciampavo, cadevo, ma prima di svegliarmi ne ammazzavo sempre qualcuno o almeno mi mettevo in salvo e chiudevo il sogno con una bella figura. Ma ormai da qualche anno nei sogni non mi insegue più nessuno.
Dicono che smettere di sognare cadute e fughe è segno di sicurezza acquisita, di coscienza delle proprie capacità. Mah, sarà… Però mi diverto poco, adesso.
Cazzo, mi sento un’energia che mi metterei in viaggio per l’Afghanistan a cercare Bin Laden…

- E ce sta bisogno e arriva' fino all’Affaganistà? Vai da mia zia, o vicino ‘e casa è uguale a Bill Adèn!

Come sempre, d’inverno, anche quella notte faceva freddo: in una casa senza riscaldamenti e con gli infissi vecchi di 40 anni è normale che ci si geli.
C’era voluta circa un’ora per prendere sonno, saltando da una stazione radio all’altra, finché la voce di un sacerdote, forse di Radio Maria, era riuscita a farmi dormire.
D’improvviso arriva l’alba ed io correvo affannato, il freddo che mi entrava nel giaccone.
Per la prima volta nella mia vita stavo inseguendo qualcuno. Io stavo cercando di prendere Bin Laden.
Mi svegliai scalciando tra le lenzuola di flanella e mi accorsi che stavo ripetendo da solo la frase che aveva detto la sera prima il mio amico Gennaro: “vai da mia zia, o vicino ‘e casa è uguale a Bill Adèn!”

Non capivo se ero sorpreso dal mio primo inseguimento in un sogno o dal valore eccessivo che stavo dando ad una stupida frase.
Mi prese la fissazione di vedere quella persona.

Mi venne in mente di impostare la cosa per divertirmi con qualche amico, vivermi il tutto come se dovessi organizzare un grosso scherzo. Ma io sapevo, nel profondo del mio culo, che quel tizio poteva davvero essere Bin Laden rifugiatosi a Napoli.
Quale posto più sicuro?
La zia di Gennaro era una simpatica cicciona sempre ai fornelli: in quella famiglia si alzavano da tavola a pranzo parlando di quello che avrebbero mangiato per cena.
Mi bastò godere per una sera dei suoi piatti sparando ogni 20 minuti un complimento per riuscire a farle pronunciare il cognome della signora che viveva accanto.
Saltò fuori da un discorso sui lavori di ristrutturazione nel condominio. La signora “Scoppetta” (presunta mamma Laden) era una di quelle che si opponeva, una avara, “tirata assai”, …ma ‘a morte nun ce pensa? Preferisce di stare dinto a  stu palazzo ca pare bombardato dai tedeschi?!!
In www.paginebianche.it inserii il cognome Scoppetta e tirai fuori il numero di telefono.
Questa signora Scoppetta avrà avuto 60-65 anni: a volte mi aveva salutato sulle scale del palazzo della zia di Gennaro dove andavamo spesso a scroccare dolci e sigarette alla buonanima dello zio.
Non mi risultava che avesse figli, ma tutti dicevano che quest’uomo viveva con lei ed era suo figlio.

Il giorno dopo si presenta questa scena: casa di Gennaro, io, lui e il fratello Angioletto sul divano-letto, telefono alla mano e sguardi incerti.
Faccio il numero con indifferenza ma dentro mi ripetevo la parte da recitare:
tuuuuuuuuu… tuuuuuuuuu…

-” pront’? ”
- pronto, casa Laden? Ci sta Bin?
- Nun aggio capito a chi vulite?
- Bin, Bin Laden!
- (rivolta al figlio, lontana dalla cornetta) Peppi’, nun se capisce che vonno, forse vonno a te?
- Mammà, attacca, dici ca nun sto a casa.
- Madonna, Peppi’, ma pecchè fai accussì? Tieni 50 anni e non ti sei fatto un amico, vedi chi è, no?!!
Click.
Avevano attaccato.

- Siamo rimasti a ridere per 20 minuti. Gennaro e il fratello continuavano a pensare che stavo prendendo in giro una povera vecchia, ma io mi insospettivo sempre di più.
Qualcosa nel tono del figlio non mi aveva convinto.
Occorreva vederlo da vicino: avevo bisogno di un pretesto per presentarmi alla porta ed entrare.

Il mattino successivo attesi che la signora Scoppetta uscisse per il suo giro al mercato del pesce, salii le scale come se nulla al mondo fosse più importante di quello che stavo facendo.
Forse mi avrebbe preso per un tossico che chiede soldi o per un testimone di Geova… Avrebbe aperto? L’improvvisazione è sempre stata la mia sfida.
Busso una volta, due, tre, un rumore di chiave dietro la porta: si apre.

- Buongiorno, sono un amico di Gennaro, il figlio della signora Cascone: ieri sera ho dimenticato gli occhiali da sole a casa della signora e mi ha detto che se usciva li lasciava qui da voi…
- A me nun hanno lasciato niente… aspettate ca guardo ngoppo ’a tavola.
- Cazzo, è uguale, solo qualche chilo in più e senza barba.
- Nient’, nun ce sta niente!
- Vabbuò, grazie, magari passo mo’ che la signora torna… scusate, capo, ma ve l’hanno mai detto che siete tale e quale a Bin Laden? Senza barba però…
- No, nun ‘o saccio, mo’ nun me ricordo…

Aveva abbassato lo sguardo, l’imbarazzo e l’emozione lo avevano capovolto, era visibile.
Un pessimo attore ed un bugiardo peggiore.
Glielo avevano detto eccome, perché negarlo?

- …trasite, accomodatevi, ve faccio ‘o cafè.

- Entro? Entro!

La casa era ferma agli anni ‘50. Alla sinistra c’era una grossa foto in bianco e nero della buonanima del marito della signora con ceri e lumini accesi intorno.
Era anche lui un caduto degli anni ‘90, grande fumatore, carcinoma polmonare, Diana light, la morte silenziosa.
Era umido in casa e non vedevo neanche lì stufe o strumenti di riscaldamento.
Un grosso millepiedi scivolò da fermo dietro un infisso come se il mio sguardo lo avesse toccato e messo in fuga.
Il caffè era già sul fornello, stava riscaldando del caffè già fatto…

- Quindi dicevate che arrasumiglio a quel terroristo?
- Uh, anema ‘e dio, capo, site tale e quale! Senz’offesa eh, chillo poi Bin Laden è nu piezzo d’omme, mica uno tipo Lino Banfi…

- Guaglio’, la cosa è molto più seria di quello che stai pensando.
Aggio fatto una grande cazzata nella vita mia e mo’ mi caco sotto anche se suona il telefono.

Sedette su una sedia che scricchiolò di antico.

- L’unica volta che mi è passato per la capa di andare con una puttana è stata 4-5 anni fa.
Ho preso la macchina e sono andato verso il villaggio Coppola, è pieno di negre, certe statue ca fanno paura, nella zona dove sta pieno di ville dei ‘mericani.
Neanche ne ho avvicinato nessuna che mi entra uno nella macchina mentre stavo fermo a un semaforo. Biondo e con gli occhi chiari, arrassumigliava a “ il gladiatore ” ma teneva un giubbino giallo.
Pensavo ca se vuleva fottere a machina invece ha detto che era un agente-nun saccio ‘e che- parlava male italiano, e mi ha portato alla base della Nato, teneva nu rivorver nel giubbino.
Io ho pensato che aveva preso a uno per un altro e nun aggio ditto niente.
Mi hanno fatto entrare in una stanza a tipo interrogatorio dei telefilm di Starche e Ach e mi hanno fatto la proposta.
Ah mannaggia a me ca nun me so’ muzzecato ‘a lingua quanno dicette sì!!!!

Mi davano una barca di soldi se facevo la controfigura a uno, dovevo solo farmi crescere una barba e imparare a memoria delle frasi in una lingua che non si capiva un cazzo.
Ma neanche dovevo parlare benissimo tanto io muovevo solo la bocca, il sonoro ce lo mettevano loro.
Dissi sì, era una cosa facile, mi diedero tanti soldi, troppi, dovevo capire ca m’o mettevano n’gulo!
Mi portarono a Roccaraso, ma non c’era la neve, faceva solo freddo. Era una truppa di persone come per fare un film, ci diedero pure i panini e la bottiglietta di birra.
Sotto a una montagna montarono un tendone e fecero tipo sala trucco, mi vestirono e girarono un 7-8 filmini dove io camminavo, parlavo, sorridevo con altri 3-4 sconsolati comm’a me vestiti come sceicchi pure loro.
Uno di questi che stava nel filmino affianco a me aveva fatto 8 anni all’Italsider con la buonanima di mio padre e se n’era andato perché faceva talmente caldo vicino agli altoforni che gli era scoppiato l’accendino nel taschino in petto della camicia.
Erano pensionati e disoccupati comm’a me!
Ci pagano subito, in contanti, manco la seccatura di andare in banca, tutte 50.000 lire in una borsa di plastica, arrivederci e grazie.
Credevo di aver fatto l’affare… tu hai visto che hanno combinato?
Che burdell è succieso? L’aereo dinto ai palazzi, tutti chilli muorti e i filmini miei per televisione… gesù, gesù, gesù, nun tengo il coraggio più di uscire… anche senza la barba!

- Mi stava raccontando qualcosa di assurdo: che dovevo fare? Mettermi a ridere? Credergli?
Erano due le cose: o era pazzo o era vero!
Finsi di guardare l’orologio che non ho mai portato al polso in vita mia e mi alzai in piedi. Lui si allontanò verso una grossa cassettiera, un pezzo da antiquariato, un brivido mi salì dal culo alla nuca quando si girò e mi si avvicinò:
- Guagliò, queste sono più o meno “300.000 lire di euro”, comprati quello che vuoi, è il mio grazie per avermi fatto sfogare una volta.
Adesso raccontalo pure a chi cazzo vuoi tu, tanto nessuno ti prenderà sul serio. Anzi, con la faccia da drogato che tieni ti arrestano pure. Mo’ vattenne e nun te fa vede' mai cchiù.

 

Uscii dal palazzo e non ricordo di aver fatto le scale, misi la mano nel taschino dei pantaloni e trovai i soldi, mi incamminai verso la pasticceria che sta sul corso.

Ecco, questi sono i fatti, ho cercato di essere sintetico come mi hai chiesto.
Ti prego di cancellare subito questa mail dopo averla letta e, se ci riesci, ridici sopra almeno tu, perché io non riesco più a scherzarci.