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La funzione Toilet Nella primavera del 2004 un gruppo di amici con la passione per la scrittura e la narrazione – ma soprattutto per la lettura – decide di uscire allo scoperto e di pubblicarsi in un’antologia-rivista che possa essere vista in giro. Siamo a Roma, alcuni di loro provengono dall’Anonima Scrittori, un laboratorio letterario che si raccoglie attorno all’omonimo sito internet, altri non hanno mai fatto nulla del genere. Alla base di tutto c’è una vera e propria intuizione di marketing, quella di collegare il piacere della lettura a uno spazio specifico e domestico, a dei tempi precisi e impellenti, e quindi di mettere insieme dei “Racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno”, il bisogno incalzante della Letteratura, appunto. A dicembre è pronto il numero zero, lo si distribuisce in sei punti vendita, più esattamente quattro librerie, un’edicola, una fumetteria, tutte romane, e ci si mette in attesa. In effetti qualcosa succede. Il volume costa un euro, la copertina e il titolo funzionano, qualche lettrice e lettore si incuriosisce, il sito riceve richieste, addirittura si arriva a rifornire. Si parla di duecento copie. Da qui in poi si accelera. Nel luglio 2005 esce il numero uno, la testata è stata depositata, c’è un direttore responsabile, una scansione bimestrale, i punti vendita sono diventati trenta, il costo è di due euro e cinquanta. Nonostante si tratti a tutti gli effetti di una pubblicazione periodica, la cosa viene correttamente taciuta o minimizzata. Le librerie non amano abbastanza le riviste. Meglio descriversi come un’antologia di racconti, quale volume di esordienti: la digestione sarà più gradita, soprattutto in conto vendita e senza resa. Le copie sono diventate quattrocento, alcuni generosi editori come Castelvecchi iniziano a suggerire qualche autore, a dare preziosi consigli. Seguiranno nei mesi successivi tre numeri tematici dedicati a musica, amore e mistero, una formula però che non soddisfa del tutto, presentazioni nelle librerie con tanto di vaso in vetrina e scrittori comodamente assisi sull’onnipresente asse wc. Le copie vengono spedite a mano fino al numero cinque, poi dal sesto il colpo da maestri: si trova, si convince, si coopta un distributore nazionale che porterà il volume in tutte le catene librarie e in molte librerie indipendenti, il costo è di cinque euro. La carta si fa riciclata, ci si presenta al Salone del libro di Torino, i punti vendita diventano circa cinquecento, le copie duemiladuecento: attenzione, è un numero ragguardevole, non di molto inferiore a quello che un editore anche medio riesce a distribuire nel caso di un esordiente italiano appena un po’ serioso, che non abbia immediati e ammiccanti elementi di richiamo, sesso, eccessi e cose del genere. Da questo momento è forse il caso di parlare di una Funzione Toilet. Grazie alla diffusione maggiore, alle recensioni sulla stampa, alle radio, al passaparola, arrivano in redazione sempre più racconti, e si decide di organizzare un gruppo di lettura che legga i testi in modo anonimo e ne discuta meriti, possibilità, chance di miglioramento. Si ricevono circa centocinquanta testi per ogni numero, ne vengono scelti circa quindici. Esiste quindi, chiaramente, una funzione “vetrina”: per gli scrittori la pubblicazione su Toilet vuol dire uscire in duemila copie, essere presenti sul territorio nazionale, avere una seria possibilità di essere letti. Inoltre Toilet questi autori se li tira dentro, li incoraggia, li sprona, e soprattutto li cerca. Esercita quindi un’importante funzione di scouting, di mappatura, che darà i suoi frutti. Ogni numero al tempo stesso è uno specchio di una realtà, nel bene e nel male: poiché il progetto non è nato da un manifesto programmatico o da una preventiva scelta di campo letteraria, ciò che leggiamo in queste pagine è un campione seppure ridotto di ciò che in effetti si scrive nella Penisola, di ciò che molti giovani con questa passione e con queste velleità sanno davvero fare. Vuol dire che un numero di Toilet può essere bello, medio, bruttino, ma sarà comunque il prodotto di quanto è stato ricevuto, di quanto è stato spedito da un pubblico che si reca in libreria e compra, legge e si misura con un progetto aperto come questo. Allora si può forse dire che Toilet, senza le pretese, i pregiudizi, la spocchia, la prosopopea di chi si occupa di “letteratura”, si è situata nel cuore, nel crocevia di una serie di funzioni fondamentali del sistema editoriale, ossia di quel meccanismo che trasforma un manoscritto privato redatto in una stanza qualunque in un libro stampato e rilegato che transita per gli scaffali delle librerie e che finirà, si spera, sugli scaffali dei lettori italiani. E alle funzioni descritte in precedenza va aggiunta la più importante, forse, ossia quella dell’editing, del vero e proprio lavoro sui testi, al fine di proporre un’opera il più possibile compiuta, anche se non perfetta. Si possono immaginare molti futuri per Toilet. Magari diventerà un vero e proprio editore, pubblicando i testi maggiori degli autori scoperti nelle sue pagine. Oppure si trasformerà in agenzia letteraria, iniziando a rappresentare i propri scrittori, lavorando assieme a loro con puntiglio e precisione per poi proporre le loro opere alle case editrici, una professionalità che in questo momento esiste solo parzialmente e di cui si sente il bisogno. O magari Toilet rimarrà a lungo e felicemente quello che oggi è: un fondamentale servizio, che soddisfa un bisogno collettivo.
Mattia Carratello
Mattia Carratello è curatore della collana Bloom di Neri Pozza. È stato direttore editoriale della Fanucci Editore e responsabile della narrativa straniera di Einaudi Stile libero. È membro fondatore del Progetto Vox Libris, gruppo di letteratura musicata.
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